La ‘terra vecchia’ di Roccaraso

Questa è la storia della ‘terra vecchia’ di Roccaraso.

 

Dalla finestra di legno vediamo Nu che ci saluta.

Io e Viola siamo usciti da un po’ e ce ne stiamo accanto alla fontana di pietra che guarda in faccia La Piazzetta.

 

Viola, arrampicata su di me, gioca con l’acqua, lo fa in modo delicato, lento ma attraente.

 

Somiglia all’atmosfera che si respira in questa piazza di sanpietrini, protetta dallo sguardo e dal profumo della pineta, che si distende verso il belvedere e lascia agli occhi la montagna.

Piazza XX settembre.

 

Roccaraso: centro storico di fronte La Piazzetta

 

A Roccaraso questa zona è conosciuta come ‘terra vecchia‘. Qualcuno la chiama ‘civitella‘.

 

Viola, sai perché si chiama così?”

Lei ha due anni e centomila ricci, mi guarda ed è curiosa, come sempre.

 

Le asciugo le manine e la tengo in braccio. Passeggiando ci allontaniamo un po’ dai sette gradini della fontana di acqua pura. Gli occhioni di Viola si illuminano di curiosità.

 

Così le racconto che questa è la terra vecchia perché proprio qui c’era Roccaraso, il paese di una volta, il borgo medievale di un tempo, prima che la seconda guerra mondiale portasse tutto via con sé.

 

Mi avvicino alla chiesa accanto La Piazzetta.

Vedi papà, anche questa chiesa è stata distrutta e poi ricostruita. Era in onore di Sant’Ippolito ed ora si chiama Santa Maria Assunta”.

Mentre lo dico, penso che c’è sempre un modo per rialzarsi e ricominciare, sempre.

 

Roccaraso Chiesa madre

 

Viola mi guarda, non parla ancora bene.

Sce, papà, sce”.

Vuole scendere, così la metto giù e i suoi ricci mi sfiorano la pelle. Non posso fare a meno di darle un bacio.

Mano nella manina, camminiamo nella piazza. E’ tranquilla, aperta, con un marcato odore di storia.

 

Vedi? Proprio qui, una volta, c’era il Teatro Angeloni”.

Era il 1698 quando venne eretto.

Lei solleva lo sguardo, per un attimo ho l’impressione che lo veda ancora.

Quel teatro, tra i più antichi d’Abruzzo, dove i ‘roccolani’ assistevano alle rappresentazioni e dove si intrattenevano anche i turisti.

 

In una Roccaraso dove la neve iniziava ad avere la forma del futuro, la vita girava intorno alla bellezza.

Mi inginocchio verso Viola e le indico un punto preciso, di fronte la Piazzetta.

Lì c’era la torre dell’orologio”.

 

Restiamo a guardare per un po’, non so se un’ora o un secondo, questo pezzo di terra colpito dalla guerra, cambiato dalla guerra. E risorto dalla guerra.

Con una bellezza diversa, ma altrettanto affascinante.

 

Ed è bello anche poter raccontare queste storie. Io le ho lette, certo. Ma le ho anche ascoltate da mia nonna e da mio padre, che le storie sapeva raccontarle bene.

 

Chissà se ho il suo stesso talento.

Intanto Viola mi ascolta e mi rivedo in lei.

 

Roccaraso stele in piazza xx settembre

 

Raggiungiamo un punto che a noi piace molto, a due passi dal belvedere e quasi di fronte la chiesa. In questo angolo di piazza c’è una stele, circondata da gradoni.

 

Riccardo, il diacono, che ne sa molto di questo paese, mi ha raccontato che è costruita in parte dalle pietre che formavano il teatro.

 

Viola ama sedersi qui. Un luogo storico e scenografico allo stesso tempo.

Un giorno le ho scattato una fotografia in bianco e nero.

 

E’ stato come tornare indietro nel tempo, viverlo, assaporarne i sapori e annusarne i profumi. Ascoltarne le parole e assorbirne le emozioni.

 

Un giorno ti porto a vedere la chiesa di San Rocco, è qui vicino. Ed è una delle poche perle scampate a quella brutta guerra”.

 

Mi guarda, sembra quasi che mi dica di andarci ora, ma subito dopo cambia idea.

E’ una bambina. E alla mamma che ci chiama dalla finestra di legno, non può resistere.

 

Camminiamo sui sanpietrini, mentre Nu esce e ci raggiunge.

 

L’acqua scende lenta dalla fontana.

La manina di Viola, stretta nelle nostre, ci riscalda il cuore.

 

Se vuoi scoprire tutto ciò che offre il borgo di Roccaraso in inverno leggi la nostra guida.

E immergiti nell’atmosfera del Natale con il nostro racconto.

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